L’Agenzia delle Entrate ha fatto un salto di qualità nel combattere gli affitti in nero. Non servono più le segnalazioni degli inquilini: ora i controlli si basano su incroci di dati precisi, capaci di scovare contratti nascosti e irregolarità. Quelle locazioni “invisibili” stanno venendo alla luce, una notizia che cambia le carte in tavola per chi fino a ieri pensava di farla franca.
Per scovare i contratti non registrati, il Fisco pesca da diverse fonti. In testa ci sono le comunicazioni obbligatorie degli intermediari immobiliari e i dati catastali degli immobili. Questi vengono confrontati con le dichiarazioni dei redditi dei proprietari: se un immobile è occupato ma non compare tra i redditi, scatta il campanello d’allarme.
Ma non è tutto. Il confronto passa anche per bollette e utenze intestate: un’abitazione che consuma luce e acqua senza un contratto registrato fa nascere sospetti. In alcune città si guarda pure ai dati sugli affitti turistici, un altro modo per capire se l’immobile viene usato senza essere dichiarato.
I controlli non si fermano agli affitti principali, ma coprono anche quelli temporanei o stagionali, e si concentrano soprattutto nelle grandi città, dove il mercato degli affitti è più vasto e quindi più soggetto a irregolarità.
Dietro le quinte, algoritmi avanzati passano al setaccio montagne di dati, mettendo in relazione dichiarazioni fiscali e contratti. Se un proprietario dichiara meno di quanto effettivamente incassa o rispetto ai prezzi di mercato, il sistema fa scattare un allarme.
Così si riescono a programmare controlli mirati, evitando ispezioni a tappeto che sarebbero troppo costose e poco efficaci. L’attenzione si concentra su anomalie certe, come differenze tra redditi dichiarati e contratti registrati.
Negli ultimi tempi il Fisco ha anche stretto accordi con piattaforme online che gestiscono affitti brevi, ottenendo dati aggiornati su transazioni e incassi. Questo allarga ancora di più il raggio d’azione, portando alla luce situazioni finora nascoste.
Chi affitta senza registrare il contratto rischia grosso. Le sanzioni possono essere pesanti, con multe che arrivano anche a cifre importanti. Oltre alle multe, bisogna mettere in conto imposte arretrate e interessi, anche se l’irregolarità risale a diversi anni fa.
Se si ripete la violazione o si configura una frode fiscale, scattano accertamenti più severi e l’obbligo di mettere in regola l’immobile sotto tutti i profili. Il timore di queste conseguenze spinge sempre più proprietari a mettersi in regola.
Dal punto di vista dello Stato e degli enti locali, la lotta agli affitti in nero significa recuperare risorse importanti e garantire maggiore trasparenza nel mercato immobiliare.
Anche se oggi il sistema funziona senza che siano gli inquilini a fare la spia, resta aperta la possibilità di segnalare affitti irregolari. La legge tutela chi denuncia, ma spesso manca la voglia o la sicurezza per farlo, anche per paura di rovinare i rapporti con il proprietario.
In alcune città sono nati sportelli e canali riservati per raccogliere queste segnalazioni, insieme a campagne informative per far capire a tutti i rischi di un affitto non a norma.
Il vero passo avanti, però, arriva dagli strumenti automatici di incrocio dati. Sono loro a togliere il peso delle segnalazioni individuali, assicurando che sia il sistema a fare il lavoro sporco e a far rispettare la legge.
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