Il 2026 si aprirà con un’aliquota IRES ferma al 24%. Niente sconto al 20% per chi assume, quindi. Una mossa che colpisce dritto al cuore di tanti imprenditori, costretti a rivedere i piani per i nuovi investimenti. Nessuna notizia a sorpresa, ma una realtà che pesa subito sui bilanci aziendali.
L’imposta sul reddito delle società non cambia. Il 24% resta la soglia fissa anche per il prossimo anno, senza alcuna riduzione. Dopo qualche speranza di abbassamento, soprattutto per favorire l’assunzione di nuovi lavoratori, ora le aziende devono fare i conti con l’aliquota piena.
Questa conferma pesa soprattutto dove i margini sono stretti. Fino a pochi mesi fa molte imprese avevano programmato di utilizzare lo sconto fiscale per assumere. Ora tocca rivedere i piani o cercare altre soluzioni.
La riduzione dell’IRES al 20% era un incentivo concreto per spingere le assunzioni. Era un aiuto importante, in particolare per le piccole e medie imprese che puntano a crescere. Togliendo questo vantaggio dal 2026, si riducono i margini e cambiano le strategie di reclutamento.
Chi contava su questa leva fiscale dovrà procedere con più cautela. Senza il risparmio sull’aliquota, il motivo per assumere si affievolisce. Questo potrebbe frenare le assunzioni, soprattutto in quei settori dove la pressione fiscale pesa di più e i profitti sono limitati.
Le associazioni di categoria non nascondono la loro preoccupazione. Senza agevolazioni dirette, la creazione di nuovi posti di lavoro rischia di rallentare. In molti chiedono invece interventi più stabili e strutturali per sostenere la competitività delle imprese italiane nel lungo periodo.
Anche senza lo sconto IRES al 20%, alcune agevolazioni restano in vigore. Crediti d’imposta per ricerca e sviluppo, incentivi per l’acquisto di beni strumentali, contributi per la formazione del personale: queste sono le carte ancora in gioco.
Sono però misure più specifiche e spesso più complicate da ottenere, con regole più rigide. Per le aziende più piccole, in particolare, può essere difficile sfruttarle appieno.
Nel 2026, quindi, le imprese dovranno valutare con attenzione costi e benefici di ogni investimento o assunzione, tenendo conto della pressione fiscale piena. Il dibattito su eventuali nuovi interventi governativi resta aperto, ma per ora le condizioni non cambiano.
Mantenere l’IRES al 24% senza lo sconto ha un peso concreto sui conti delle imprese italiane. Nei settori manifatturiero e dei servizi, la pressione fiscale continua a incidere molto sugli utili.
Le previsioni per il 2026 parlano di un possibile rallentamento negli investimenti, proprio a causa di questo freno fiscale. Meno liquidità significa meno capacità di ampliare i team o innovare tecnologie. Una sfida particolare per le piccole e medie imprese, che sono il cuore dell’economia italiana.
Gli esperti seguono con attenzione anche il quadro internazionale, che potrebbe influenzare le scelte fiscali future dell’Italia. Per ora, il 24% sembra un compromesso tra la necessità di entrate per lo Stato e il bisogno di sostenere le imprese sul mercato globale. Nel corso dell’anno vedremo se arriveranno misure per alleggerire il carico fiscale.
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