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Dichiarazione dei redditi 2027: due invii obbligatori a luglio e novembre, ecco cosa cambia

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Redazione

Dividere la dichiarazione dei redditi in due momenti distinti? Un’idea che sta già scatenando dubbi e malumori tra commercialisti e consulenti fiscali. Il governo propone di scindere il processo: a luglio, consegnare solo i quadri liquidativi; entro novembre, invece, completare con quelli informativi. Sulla carta, tutto chiaro, ma nella pratica le incognite non mancano.

L’intento è semplificare e alleggerire il flusso di dati verso l’Amministrazione finanziaria. Tuttavia, per molte piccole imprese e professionisti, la strada rischia di diventare più tortuosa. Finora, la dichiarazione si presentava in un’unica soluzione, entro una scadenza precisa. Ora, spezzettarla in due tempi diversi accende interrogativi su tempistiche e accuratezza delle informazioni. Nel settore, cresce la preoccupazione: si teme confusione, possibili rallentamenti e una complicazione ulteriore, proprio quando le scadenze sono già un vero banco di prova.

Quadri liquidativi a luglio: cosa cambia davvero

L’idea è anticipare a luglio la presentazione dei quadri liquidativi, cioè quella parte della dichiarazione che indica l’imposta dovuta e l’eventuale rimborso. Di solito, queste informazioni arrivano con la dichiarazione completa, mentre ora si vorrebbe separarle in anticipo. Lo scopo è dare all’Agenzia delle Entrate un quadro preliminare delle somme da incassare o restituire, per accelerare i controlli.

I commercialisti però segnalano diverse criticità. Prima di tutto, a metà anno non sempre si hanno dati certi su costi, ricavi, deduzioni e crediti d’imposta. Per chi ha conti meno strutturati o bilanci non chiusi, raccogliere tutte le informazioni in tempo potrebbe essere un problema. Inoltre, dividere la dichiarazione rende più difficile verificare i dati e confrontarli con eventuali correzioni.

C’è poi il rischio di errori: consegnare i quadri liquidativi in anticipo può significare inviare dichiarazioni parziali o incomplete, con la necessità di integrazioni nei mesi successivi. Questo aumenterebbe il lavoro per professionisti e uffici, invece di snellirlo. E non va sottovalutato l’impatto sui contribuenti più piccoli, spesso meno attrezzati per rispondere rapidamente a nuovi obblighi.

A novembre la seconda tornata con i quadri informativi

La seconda scadenza, entro novembre, riguarderebbe i quadri informativi, cioè tutti quei dati più dettagliati su attività, spese, investimenti e ogni elemento utile a ricostruire la posizione fiscale del contribuente. In questa fase, la dichiarazione si completa con informazioni più precise, utili a incrociare e verificare quanto già inviato a luglio.

I professionisti sperano che questo lasso di tempo più ampio consenta di raccogliere tutta la documentazione necessaria e di confermare i numeri già indicati. Ma restano dubbi: spezzare il processo rischia di far perdere la visione d’insieme, aumentando le possibilità di incongruenze tra i dati delle due fasi. Correggere un errore a distanza di mesi può complicare le cose e portare a sanzioni inattese.

In più, la doppia scadenza significa una doppia pressione, sia per i contribuenti che per l’Agenzia delle Entrate. Per i primi si traduce in un aumento degli adempimenti; per l’ente fiscale, in una gestione più complessa dei controlli. Senza dimenticare che software di contabilità e gestionali dovranno adeguarsi al nuovo sistema, con tutte le difficoltà che questo comporta.

Le critiche riguardano anche i tempi ancora incerti per l’approvazione definitiva delle nuove regole. I professionisti chiedono chiarezza e tempi certi per organizzarsi al meglio. Cambiare la dichiarazione in due fasi è un passo importante per il nostro sistema fiscale, con effetti che si vedranno sul lungo periodo.

Professionisti in allarme: serve chiarezza

Gli esperti mettono in luce molte incognite attorno alla proposta della dichiarazione divisa. Mancano linee guida precise e una bozza normativa completa, elementi che creano confusione e rendono difficile valutare l’impatto concreto su imprese, autonomi e commercialisti. La doppia scadenza rischia di complicare ancora di più la gestione fiscale, soprattutto per chi ha operazioni internazionali o situazioni contabili complesse.

C’è anche il timore che aumentino i costi di consulenza: un processo più articolato richiede controlli più frequenti e un dialogo costante con l’Agenzia delle Entrate. “Questo si traduce inevitabilmente in maggiori spese per i clienti, che dovranno investire più risorse per rispettare le nuove scadenze.” E cresce pure il rischio di errori e sanzioni, soprattutto per chi non ha un supporto qualificato.

Infine, la riuscita del nuovo sistema dipende molto dalla tecnologia. Serve una piattaforma digitale efficiente, capace di ricevere e incrociare in modo rapido i due invii. Ogni rallentamento o malfunzionamento potrebbe causare disagi e far perdere fiducia nel sistema fiscale.

Il mondo dei professionisti aspetta dunque segnali concreti e tempi chiari dall’Amministrazione. “Solo con regole precise e un piano ben definito si potrà evitare che questa novità, pur ambiziosa, diventi un ulteriore problema per chi ogni giorno si confronta con la fiscalità italiana.” Nel 2024 le scelte del governo e dell’Agenzia delle Entrate saranno decisive per capire se questa riforma sarà un passo avanti o un ostacolo in più.

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