La sugar tax, la tassa sulle bevande zuccherate, rischia un nuovo rinvio. Stavolta, si parla di un possibile slittamento nel 2027, con la Legge di Bilancio che potrebbe rimandarne ancora l’entrata in vigore. Da anni il tema è al centro di dibattiti accesi: da un lato, la necessità di ridurre il consumo di zuccheri; dall’altro, una serie di eccezioni che complicano il quadro, senza contare l’incertezza su come cambieranno le aliquote e quale sarà l’effettivo impatto sui consumatori. Politici e operatori economici si trovano così a scontrarsi, mentre il mercato osserva con attenzione.
Cos’è e come funziona la sugar tax nella legge di bilancio 2027
Il testo in discussione introduce un’imposta specifica sulle bevande analcoliche con un contenuto di zuccheri aggiunti oltre una certa soglia. In pratica, si tassa ogni grammo di zucchero oltre i 5 grammi per 100 millilitri, con un’aliquota che si aggira attorno a 10 centesimi per grammo. L’idea è spingere a ridurre il consumo di bevande troppo zuccherate, con un occhio alla salute pubblica e ai costi sanitari legati a malattie metaboliche.
Ma sulle aliquote si è giocato un vero tira e molla: produttori e distributori hanno chiesto tariffe più leggere, mentre associazioni sanitarie spingono per misure più incisive. Insomma, la definizione finale resta un nodo da sciogliere.
Bevande escluse e criteri: le eccezioni che fanno discutere
Non tutte le bevande rientrano nella tassa. Tra le esentate ci sono, per esempio, acqua aromatizzata senza zuccheri aggiunti, succhi di frutta naturali con zuccheri limitati e prodotti per l’alimentazione infantile. Anche le bevande con dolcificanti alternativi che non aumentano lo zucchero sono fuori dalla tassa.
Queste esclusioni sono il frutto di trattative serrate con i produttori, preoccupati per l’impatto sulle vendite e sulla concorrenza. Anche alcune bevande legate alle tradizioni regionali italiane sono state tutelate, per salvaguardare il patrimonio produttivo locale.
La legge cerca così un equilibrio: ridurre gli zuccheri senza danneggiare settori chiave dell’economia e rendere più semplice la gestione fiscale evitando contenziosi.
Prezzi in salita e consumatori: cosa aspettarsi
Se la sugar tax dovesse entrare in vigore, i prezzi delle bevande tassate aumenterebbero. Le stime parlano di rincari tra il 5 e il 15%, a seconda del contenuto zuccherino e del canale di vendita. Le aziende potrebbero decidere di scaricare l’intero costo sui clienti o di assorbirne una parte, a seconda delle strategie di mercato.
Sul fronte dei consumatori, si prevede una diminuzione del consumo di bevande zuccherate, come già visto in altri Paesi con imposte simili. Ma l’effetto reale dipenderà da molti fattori: abitudini di acquisto, sensibilità al prezzo e disponibilità di alternative più sane.
Alcune ricerche segnalano una certa riluttanza a pagare di più, spingendo le aziende a modificare le ricette per ridurre lo zucchero o a lanciare campagne per smorzare l’impatto della tassa. In ogni caso, la misura resta un crocevia delicato tra salute pubblica e dinamiche di mercato.
Perché la sugar tax è stata rimandata così tante volte
Nonostante sia stata approvata più volte sulla carta, la sugar tax non è mai partita davvero. Nel 2026 si parla già di un possibile nono rinvio. Le ragioni sono molteplici.
In primo luogo, le lobby alimentari e i distributori hanno fatto pressione forte, mettendo in guardia contro rischi per posti di lavoro e per l’economia. Poi c’è la preoccupazione del governo per l’impatto sociale, soprattutto sulle fasce meno abbienti, per cui un aumento dei prezzi potrebbe pesare molto.
A complicare le cose, ci sono le difficoltà tecniche nella definizione di una normativa fiscale chiara e applicabile. E infine la politica: tra scadenze elettorali e coalizioni instabili, la sugar tax perde terreno nelle priorità legislative.
Al momento, resta un tema sul tavolo ma senza una data certa per l’entrata in vigore.
