Lavoro

In cosa consiste uno sciopero alla rovescia?

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Marco Garghentino

Un lavoratore può sfruttare la forma dello sciopero per lottare per i propri diritti, ma un disoccupato cosa può fare per perseguire lo stesso scopo? È da qui che nasce l’idea dello sciopero alla rovescia. Capiamo di cosa si tratta

Avete mai sentito parlare di “sciopero alla rovescia”?

Si tratta di una particolare formula di lotta per i diritti che viene esercitata da chi è disoccupato ed è alla ricerca di un lavoro.

Entriamo più nel dettaglio e vediamo di cosa si tratta.

Che cos’è lo sciopero alla rovescia?

Nel contesto della lotta per i diritti dei lavoratori, a partire dal secondo dopoguerra si è sviluppato in Italia il concetto di “sciopero alla rovescia”.

Lo sciopero alla rovescia funziona esattamente al contrario rispetto a uno sciopero classico | Immagine Unsplash @Sebastian Herrmann – Informagiovanirieti.it

Si tratta di un fenomeno che ha iniziato a diffondersi in tutto il Belpaese soprattutto a partire dagli Anni Cinquanta del Novecento e che si basa essenzialmente su una domanda provocatoria: se un operaio decide di astenersi dal lavoro per difendere i propri diritti, quale azione può invece intraprendere un disoccupato per perseguire lo stesso scopo?

Come risposta nasce lo sciopero alla rovescia, una forma di protesta sindacale caratterizzata dal compiere un’attività lavorativa non richiesta o addirittura vietata.

In pratica, i disoccupati cercano di riaffermare il proprio diritto al lavoro attivandosi e iniziando a produrre dei servizi di pubblica utilità per i quali poi richiedere un pagamento allo Stato.

Un esempio? Nel corso degli anni in Italia si sono viste persone praticare lo sciopero alla rovescia eseguendo la manutenzione delle strade, la costruzione di fognature o la ristrutturazione di case abbandonate.

Tutte mansioni per le quali hanno poi rivendicano il riconoscimento e il pagamento.

Questa forma di protesta, oltre che nei confronti dello Stato, può essere prodotta anche nei confronti di uno specifico datore di lavoro.

In questo caso, un esempio concreto di tale forma di mobilitazione è quello che ha visto alcuni braccianti coltivare dei terreni incolti per poi richiedere al proprietario il giusto salario o la concessione della terra.

Tutte le pratiche che rientrano nello sciopero alla rovescia mirano quindi a sottolineare il valore del lavoro svolto e a ottenere il riconoscimento ufficiale e il compenso da parte delle autorità.

In questo modo, i disoccupati (ma anche alcuni lavoratori) cercano di ribaltare la dinamica tradizionale degli scioperi, focalizzando l’attenzione sulla produzione e dimostrando il loro tangibile contributo alla società.

Lo sciopero alla rovescia più celebre in Italia

L’episodio più celebre di “sciopero alla rovescia” all’italiana risale al 2 febbraio 1956, quando a compierlo fu l’attivista non violento Danilo Dolci (come poi raccontato anche nel suo libro, intitolato “Processo all’articolo 4”).

La vicenda ebbe luogo a Partinico, nella provincia di Palermo, dove un gruppo di braccianti, sotto la guida proprio di Danilo Dolci, cominciò a dedicarsi spontaneamente alla manutenzione di una strada trascurata.

In risposta, la loro azione fu interrotta da un arresto, motivato dall’accusa di occupazione di suolo pubblico e resistenza a pubblico ufficiale.

Per difendersi, i braccianti decisero allora di citare esplicitamente in Aula il diritto e il dovere al lavoro sancito nell’articolo 4 della Costituzione italiana.

Un episodio simbolico che evidenzia la tensione tra il desiderio di disoccupati e lavoratori di esercitare il proprio diritto al lavoro e la reazione delle autorità che, in questo caso, interpretarono l’azione dei dimostranti come una violazione della legge.

Marco Garghentino

Brianzolo dal 1996, ho sempre pensato che la comunicazione sia la principale arte che l’uomo ha sviluppato nei secoli. Amo lo sport, conoscere il Mondo ed essere informato. Ogni vita ha una storia e spesso vale la pena raccontarla.

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