Il governo sta preparando una riforma dell’Irpef che potrebbe cambiare molto per i contribuenti già dal 2027. L’idea è semplice, ma ambiziosa: tagliare le tasse e mettere più soldi in tasca a chi lavora. Sul tavolo ci sono diverse opzioni, a partire dall’azzeramento di alcune fasce d’imposta fino a un possibile bonus extra per la tredicesima. Il nodo più difficile resta però quello dei conti pubblici, che devono restare in ordine, e delle regole europee, sempre strette come una morsa. La partita è ancora aperta, ma il governo sembra deciso a muoversi.
Taglio dell’aliquota Irpef al 22%: chi ci guadagna davvero
La proposta più concreta riguarda la riduzione dell’aliquota fissa al 22%, un cambiamento che potrebbe interessare un gran numero di contribuenti. Oggi l’Irpef è strutturata su vari scaglioni con aliquote progressive, ma l’idea è di semplificare e abbassare la pressione fiscale soprattutto per chi ha redditi medi. Questo significa un vantaggio per dipendenti, pensionati e liberi professionisti, cioè la maggior parte degli italiani che lavorano o percepiscono una pensione. Il risparmio in tasse potrebbe tradursi in più soldi in tasca da spendere o investire.
In più, si sta pensando di allargare lo scaglione che paga il 22% fino a 60 mila euro di reddito annuo, così da estendere i benefici a una platea più ampia. Attualmente, infatti, la soglia è più bassa e chi guadagna un po’ di più finisce per pagare aliquote più alte. Spostare questo limite significherebbe rendere il sistema più equo e meno pesante per chi sta nel mezzo.
Secondo scaglione più largo: come cambia la progressività fiscale
Portare il secondo scaglione Irpef fino a 60 mila euro significa che più persone potrebbero godere di una tassazione più leggera. Al momento, questo scaglione interessa solo chi ha redditi bassi o medi, con un’aliquota più bassa. Allargarlo vuol dire far pagare meno tasse a chi guadagna fino a quella soglia, evitando che si trovi subito in una fascia più alta e più cara.
Ma c’è un rovescio della medaglia: il governo deve fare attenzione a non snaturare la progressività fiscale, cioè il principio per cui chi ha redditi più alti paga proporzionalmente di più. Se si allarga troppo questa fascia, si rischia di appiattire le aliquote e ridurre le entrate dello Stato, con possibili problemi per i conti pubblici. Per questo motivo l’esecutivo sta andando con i piedi di piombo, studiando bene l’impatto sulla distribuzione dei redditi e sulle finanze dello Stato.
Le simulazioni parlano anche di una possibile semplificazione del sistema con meno scaglioni, rendendo più facile per il contribuente capire quanto deve pagare e più snella la gestione fiscale. Resta da vedere se questa strada verrà percorsa fino in fondo o rivista in corso d’opera, tenendo conto delle pressioni politiche e della tenuta economica.
Bonus tredicesima e nuovi aiuti: cosa potrebbe arrivare nel 2027
Nella manovra del 2027 si fa spazio anche al cosiddetto bonus tredicesima, pensato come un sostegno extra per i lavoratori nel mese di dicembre. L’idea è semplice: dare una mano concreta alle famiglie proprio nel periodo in cui si concentrano le spese, in un momento in cui il costo della vita non accenna a diminuire.
Questo bonus potrebbe essere erogato come credito d’imposta o come somma aggiuntiva direttamente in busta paga, rivolto a chi rientra in determinate fasce di reddito. L’obiettivo è aumentare il potere d’acquisto senza mettere a rischio la stabilità dei conti pubblici. Potrebbero beneficiare soprattutto dipendenti con contratti stabili e pensionati con pensioni medio-basse.
Oltre al bonus tredicesima, si parla anche di altre misure di welfare fiscale, come detrazioni più generose o nuovi bonus per le famiglie con figli. In sostanza, la riforma punta a un mix di tagli alle tasse, sostegni mirati e una revisione degli scaglioni per provare a coniugare equità e crescita economica.
