Hai una casa all’estero? Allora, attenzione: non basta solo godersi il panorama o l’affitto che produce. C’è una tassa, si chiama IVIE, che riguarda proprio gli immobili fuori dall’Italia. Ma non è detto che tutti debbano pagarla. Le regole, lo ammettiamo, sono un po’ complicate, tra esenzioni, calcoli e aliquote diverse. Chi deve mettersi in regola? Come si fa il calcolo? E soprattutto, quanto si rischia se si sbaglia? Meglio capirlo subito, così la prossima dichiarazione dei redditi non riserva brutte sorprese.
Chi paga l’IVIE sugli immobili all’estero?
L’IVIE, ovvero l’Imposta sul valore degli immobili esteri, riguarda chi risiede in Italia e possiede immobili fuori dal nostro territorio. In parole povere: se hai la residenza fiscale nel nostro Paese e hai un immobile all’estero, sei soggetto a questa imposta. Non fa differenza se si tratta di una casa, un negozio, un terreno o altro.
L’obbligo vale sia per chi ha la proprietà piena sia per chi detiene diritti limitati, come usufrutto, uso, abitazione o nuda proprietà. Per esempio, se hai in usufrutto un appartamento all’estero, devi comunque pagare l’IVIE. Non conta poi la destinazione dell’immobile: che sia affittato, vuoto o usato per scopi personali, l’imposta si applica comunque.
Ci sono però delle eccezioni: l’IVIE non si paga per immobili usati per attività commerciali svolte direttamente all’estero o per unità immobiliari esenti secondo le leggi del Paese straniero. Questi casi vanno però valutati con attenzione, caso per caso.
Come si calcola la base imponibile dell’IVIE?
La base su cui si calcola l’imposta è il valore dell’immobile alla data del 1° gennaio dell’anno di riferimento. Se non c’è una stima ufficiale, si usa il valore catastale o, se disponibile e affidabile, il valore di mercato.
Il valore viene preso da documenti ufficiali come dichiarazioni di successione, perizie o atti notarili. Per i terreni edificabili si fa riferimento al valore commerciale normale o ai valori catastali aggiornati, se esistono.
Se l’immobile è in comproprietà o ci sono diritti su una parte, si calcola la quota spettante e si tiene conto anche dei mesi di possesso nell’anno. Per esempio, se possiedi il 50% dell’immobile per tutto l’anno, l’imposta si calcola su metà valore. Se invece hai acquistato a luglio, il valore va ridotto proporzionalmente.
Aliquota e pagamento dell’IVIE nel 2024
L’aliquota è fissata all’1,2% del valore imponibile. Non cambia a seconda del tipo di immobile, ma resta sempre la stessa.
Il pagamento si fa con modello F24, di solito entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di riferimento. In caso di acconti o saldi non versati negli anni precedenti, vanno aggiunti interessi e sanzioni in caso di ritardi.
La dichiarazione dell’IVIE va inserita nella dichiarazione dei redditi annuale o, in alcuni casi, nel quadro RW, dedicato al monitoraggio degli investimenti all’estero. È fondamentale indicare tutti i dati correttamente per evitare controlli o accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Chi paga deve conservare tutta la documentazione che prova il valore degli immobili e il titolo di proprietà. Oggi ci sono anche strumenti digitali che aiutano a scaricare modelli e calcolare in automatico quanto si deve versare, in base ai dati inseriti.
Conoscere bene le regole è l’unico modo per evitare problemi. L’IVIE non è una tassa molto nota, ma può pesare parecchio per chi ha immobili fuori dall’Italia. Meglio non farsi trovare impreparati.
