Il mondo del lavoro nel 2024 è precario, lo confermano i dati Istat

Come si prospetta il mondo del lavoro nel 2024? I primi dati non sono incoraggianti ma la situazione potrebbe cambiare

Il mondo del lavoro è in continuo mutamento, anche se in Italia questi cambiamenti vengono percepiti in negativo a causa dell’alto numero di disoccupazione e di posti di lavoro precari.

Scopriamo come sta andando questo inizio 2024 in termini di lavoro e precariato, e quali sono le novità che verranno introdotte per cercare di migliorare la situazione lavorativa degli italiani, specialmente dei più giovani.

Un aumento poco favorevole

Nonostante i posti di lavoro siano aumentati verso la fine del 2023, arrivando a toccare un incremento di 14mila posti di lavoro in più, non è tutto oro quel che luccica.

Infatti, il lavoro precario sembra andare per la maggiore con meno 33mila contratti a tempo indeterminato, e un aumento dei contratti a termine, che hanno toccato i 21mila. Per quanto riguarda i contratti autonomi, hanno raggiunto un tetto di + 26mila. Questo vuol dire che i posti di lavoro sono effettivamente aumentati ma le sicurezze a lungo termine dei lavoratori decisamente no.

Secondo Rossella Marinucci, dirigente sindacale Cgil nazionale, la precarietà è un problema a cui bisogna fare fronte in parallelo ad un’altra criticità legata al mondo del lavoro: la disoccupazione.

La disoccupazione: tra salite e discese

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L’occupazione sale e scende in base alla fascia d’età – Unsplash – informagiovanirieti.it

Il tasso di disoccupazione è cresciuto soprattutto per gli over 35, mentre sembra essere calato per la fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni.

Ecco come Rossella Marinucci ha trattato il tema della disoccupazione parlando del grande tema degli inattivi, considerati pigri dalla maggior parte della persone, ma che in realtà, spesso, si trovano a dover rinunciare ad offerte di lavoro o a dover ricercare attivamente un impiego post reddito di cittadinanza:

“Non ci sono i divanisti pigri che non si attivano. Ci sono ragioni molto serie per cui si resta fuori dal mondo del lavoro. Certamente registriamo vivacità e movimento, ma i dati non possono essere letti in maniera troppo semplicistica, come viene fatto mese per mese. Non si supera la precarietà, il lavoro povero e il problema a cui il reddito di cittadinanza dava una risposta semplicemente sbandierando questi numeri. Né l’aumento deriva dal fatto, come qualcuno sostiene, che si sono dovute attivare persone che prima erano beneficiarie della misura”.

Cosa bisogna aspettarsi dal futuro?

Il mondo del lavoro attarverserà numerosi cambiamenti nel prossimo futuro. Infatti, tra l’Intelligenza Artificiale dilagante e le nuove riforme volte a realizzare ambienti d lavoro più inclusivi (per colmare gender gap e incentivare una gender pay equality) potrebbe prendere forme radicalmente diverse.

La lotta contro il gender gap

Il Parlamento europeo è intervenuto sulla problematica delle differenze salariali attraverso l’approvazione della direttiva sulla trasparenza salariale.

In più, in Italia con la legge 162/2021 è stata inrodotta la certificazione di genere, ovvero una certificazione volontaria che le aziende potranno richiedere per attestare la conformità dell’organizzazione riguardo alla parità di genere, all’equità della retribuzione e alle pari opportunità di carriera.

Secondo i dati Adp, in Italia, il 48% delle donne è ancora sottopagato, in più l’ anno scorso hanno ottenuto un aumento di stipendio nel corso del 2023 il 50% degli uomini e solo il 36% delle donne.

Intelligenza Artificiale

L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale porterà con sé numerosi cambiamenti nel mondo del lavoro, infatti questa innovazione sta conquistando un settore dopo l’altro.

Gli uomini temono l’Intelligenza Artificiale più delle donne, e la fascia d’età dei lavoratori che si sente più minacciata dal suo dilagare sono gli uomini tra i 18 e i 24 anni.

Maggiore flessibilità per contrastare la Great Gloom

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Tra la Generazione Z aumentano i licenziamenti volontari – Unsplash – informagiovanirieti.it

La Generazione Z ha dimostrato intolleranza per i ritmi serrati richiesti da alcuni posti di lavoro, dimostrandosi pronta a dimettersi piuttosto che sottostare a un mancato equilibrio vita-lavoro adeguato.

Questo ha portato ad un aumento dei licenziamenti volontari soprattutto dopo il periodo della pandemia. L’unico modo in cui le aziende possono contrastare il fenomeno, definito Great Gloom, è garantire una maggiore flessibilità.

A questo proposito, molte aziende introdurranno come buona abitudine fissa, la fatidica settimana di lavoro corta.

Prospettive occupazionali del 2024

Secondo il Rapporto “World employment and social outlook: Trends 2024” dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), rilasciato il 10 gennaio, le prospettive del mercato del lavoro peggioreranno nel corso del 2024 a livello europeo e il tasso di disoccupazione globale salirà al 5,2%, contando quindi due milioni di disoccupati in più.

L’inflazione provocata dai conflitti geopolitici, inoltre, potrebbe rincarare la dose e portare ad un aumento dell’occupazione in nero da parte di una gran fetta dell’occupazione globale, circa il 58%.

Il Rapporto invita i governi a rafforzare l’economia interna cercando di promuovere iniziative in grado di migliorare la produttività e il tenore di vita dei cittadini. In più, incentiva una cooperazione internazionale: solo unendo le forze, i Paesi del G20, possono sperare di salvare anche le economie più fragili dalla complessa situazione contemporanea.

In conclusione, possiamo augurarci che le iniziative portate avanti a livello italiano ed europeo, siano in grado di fare fronte alla complicata situazione del mondo del lavoro attuale.

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