L’IA mette a rischio i posti di lavoro di 218mila dipendenti pubblici: lo dice un nuovo report

L’avvento dell’intelligenza artificiale rappresenta una vera e propria rivoluzione per la pubblica amministrazione“, si legge nel report

L’intelligenza artificiale potrebbe mettere a rischio il lavoro di 218mila dipendenti pubblici. A lanciare l’allarme è la premier Giorgia Meloni in un video messaggio al Summit di Seul sull’IA, ma anche i risultati di una nuova ricerca svolta da Forum Pa. Il report evidenzia l’impatto della nuova tecnologia sul lavoro pubblico. Circa 1,8 milioni di dipendenti subiranno le conseguenze e circa 200mila rischiano di essere sostituiti. “Il settore pubblico è fortemente impattato dall’adozione dell’intelligenza artificiale. Il 57% dei 3,2 milioni di dipendenti pubblici italiani è altamente “esposto” all’impatto dell’IA nella propria attività, ovvero sarà interessato da una forte interazione tra le mansioni svolte e quelle che gli algoritmi sono in grado di svolgere”, si legge nel nuovo report.

I risultati della ricerca

I risultari della ricerca realizzata da FPA e presentata il 21 maggio a FORUM PA 2024, l’evento annuale di confronto tra i soggetti pubblici e privati dell’innovazione, rivelano che l’adozione dell’intelligenza artificiale “potrà tradursi in un arricchimento delle attività grazie all’apporto dell’IA, oppure in una sostituzione dei lavoratori. Si tratta di ben 1,8 milioni di persone, in particolare dirigenti, ruoli direttivi, tecnici, ricercatori, insegnanti, legali, architetti, ingegneri, professionisti sanitari e assistenti amministrativi“. “Saranno coinvolti dall’arrivo dell’IA soprattutto le amministrazioni centrali (ministeri, agenzie fiscali e enti pubblici non economici) con quasi la metà dei lavoratori (circa 92mila) le cui mansioni potrebbero essere spazzate via perché ripetitive e sostituibili”, continua la nota.

Lavoro
Lavoro | unsplash @HuntersRace – Informagiovanirieti.it

L’area nella quale l’intelligenza artificiale rischia di cancellare il maggior numero dei posti di lavoro è quella delle amministrazioni centrali con quasi la metà dei dipendenti che rischiano la sostituzione (92mila persone, sui poco meno di 204mila lavoratori del comparto).

Nel report viene sottolineato che: “Le professioni ad alta specializzazione come i ruoli direttivi, i dirigenti e i professionisti hanno un forte potenziale di collaborazione, mentre quelle poco specializzate e routinarie sono vulnerabili alla sostituzione“. Gran parte dei lavoratori pubblici (dirigenti scolastici, responsabili strategici e leader di progetti innovativi, esperti tecnici e professionisti, prefetti, magistrati e direttori generali) potrebbe integrare l’intelligenza artificiale nel proprio lavoro, ottenendo importanti miglioramenti (circa 1,5 milioni). Tuttavia, i lavori che richiedono un’attività ripetitiva e intuibile, svolti da circa il 12% (circa 218mila) dei dipendenti pubblici, potrebbero essere svolti completamente dall’IA.

Gli ambiti in prima linea sono “le funzioni centrali e locali della PA, esposte nel 96,2% e del 93,5% dei casi, seguite dall’istruzione e ricerca (72,6%). La maggiore sinergia tra lavoro e intelligenza artificiale emerge soprattutto nell’istruzione e ricerca, dove la percentuale di personale ad alta complementarità con l’AI è il 91,9%. Il rischio sostituzione è particolarmente rilevante nelle strutture centrali della PA, dove tocca il 47,4% (92.859 unità), ma anche nelle funzioni locali (23,8%, 109.801 unità)”, si legge nel report.

L’avvento dell’intelligenza artificiale rappresenta una vera e propria rivoluzione per la pubblica amministrazione“, si legge nel documento. “La prima grande ondata di trasformazione del settore pubblico negli ultimi 15 anni è stata determinata dalla spending review adottata dal 2007, che ha comportato una diminuzione dei dipendenti pubblici e un calo di investimenti in formazione”. La seconda ondata è stata quella della pandemia Covid-19, che ha contribuito a una spinta dei processi di innovazione e digitalizzazione.

A cavallo dei due fenomeni “si è registrata la crescita della domanda pubblica di servizi di consulenza che, anche per effetto delle risorse PNRR, tra il 2020 e il 2023 è salita del 30,5%, con investimenti secondo Assoconsult pari a 535 milioni di euro nel 2022 e la previsione di un’ulteriore crescita tra il 5% e il 10% su base annua nel prossimo futuro. Un supporto essenziale che spesso però si è tradotto in eccessiva dipendenza della PA da figure esterne“.

I commenti

Gianni Dominici, amministratore Delegato di FPA afferma che: “L’intelligenza artificiale sta tracciando i confini di un nuovo modo di concepire il lavoro pubblico. L’impatto nella PA sarà forte sia in termini qualitativi che numerici ed è destinato via via ad intensificarsi con i progressi delle soluzioni IA. Le professioni ad alta specializzazione come i ruoli direttivi, i dirigenti e i professionisti hanno un forte potenziale di collaborazione, mentre quelle poco specializzate e routinarie sono vulnerabili alla sostituzione, suggerendo la necessità di una riconsiderazione dei ruoli e di una riqualificazione per mitigarne gli effetti. La rivoluzione dell’IA rappresenta la ‘terza ondata’ di trasformazione per il settore pubblico degli ultimi 15 anni, dopo la spending review e la pandemia”.

Carlo Mochi Sismondi, presidente di Forum PA aggiunge: “Di fronte a un simile impatto, la pubblica amministrazione è chiamata ad una riforma strutturale. Serve una revisione dei processi di formazione, orientata allo sviluppo di competenze come creatività, adattabilità, pensiero critico e laterale e soft skill, che possono qualificare il lavoro liberato da mansioni ripetitive e routinarie. A livello organizzativo, bisogna abbandonare la logica gerarchica e burocratica per introdurre la flessibilità necessaria a gestire il cambiamento. Mentre la dirigenza è chiamata ad abbandonare la cultura dell’adempimento verso una per obiettivi e risultati”.

Andrea Rangone, presidente di DIGITAL360, ha spiegato che: “L’adozione dell’IA è un processo inarrestabile e una sfida tecnologica che riguarda tutti, imprese, cittadini e anche la PA, dove il ricorso ad algoritmi intelligenti può rivelarsi una potente leva di innovazione, in grado di ripensare l’organizzazione del lavoro, come la gestione e l’erogazione dei servizi. La capacità di governo dei processi di innovazione sarà fondamentale nella gestione di questo paradigma che, se sostenuto da competenze adeguate, può essere un elemento di discontinuità per tutte le amministrazioni”.

Il Consiglio Ue nel frattempo ha dato il via libera definitivo all’unanimità all’AI Act, la legge europea che detta una serie di obblighi a fornitori e sviluppatori di sistemi di Ia e ne disciplina l’utilizzo, lo sviluppo e l’immissione sul mercato.

Il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo ha dichiarato che il cambiamento potrà essere affrontato “senza paura“. “Dobbiamo vivere quest’epoca di cambiamento, ha detto, non con lo spettro e la paura di perdere posti di lavoro ma con l’obiettivo di rendere l’innovazione tecnologica compatibile con i nostri piani di sviluppo. La digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, ha detto determineranno profonde modifiche nel nostro modo di lavorare, ci sono lavori che muoiono ma nuovi che nascono“, ha detto.

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