Multa anche in Italia per chi raccoglie sassi e conchiglie

Chi raccoglie sassi, conchiglie e perfino sabbia in spiaggia rischia una multa in diversi paesi, anche in Italia. Ecco perché

Una delle azioni vietate dalla legge che quasi tutti tendono a sottovalutare è quella di raccogliere sassi, conchiglie o sabbia dalla spiaggia per portarseli a casa come souvenir.

Molti infatti credono che questo comportamento sia del tutto innocuo, soprattutto perché nessuno si sognerebbe di prelevare grandi quantità di questi materiali.

Tuttavia, anche se sembra un gesto insignificante, è vietato in molti paesi del mondo, inclusa l’Italia. Indipendentemente dalla quantità prelevata, la legge proibisce questo tipo di attività per proteggere l’ambiente e preservare le risorse naturali. Ma scopriamo di più al riguardo.

Multa per chi raccoglie conchiglie e sassi in spiaggia, perché?

Giustificarsi dicendo che spiagge e mare sono beni comuni serve a poco: proprio perché sono beni comuni, la legge deve tutelare l’interesse collettivo e salvaguardare l’ambiente.

Chi raccoglie sassi e conchiglie rischia multe salate, che diventano ancora più elevate nelle zone particolarmente protette.

Anche lungo le coste italiane, le sanzioni possono variare a seconda delle specifiche caratteristiche paesaggistiche e territoriali di ogni luogo.

Multa per chi raccoglie sassi e conchiglie in spiaggia (anche in Italia)
Multa per chi raccoglie sassi e conchiglie in spiaggia (anche in Italia) – Wikimedia Commons @Alessio Sbarbaro – Informagiovanirieti.it

 

Anche la tipologia di souvenir improprio conta nella determinazione della sanzione, poiché possono essere applicate norme particolari riguardo alla protezione di alcune specie (ciò riguarda per esempio conchiglie, alghe, coralli) e la loro importazione.

Bisogna quindi fare attenzione sia quando si viaggia che quando ci si reca in una spiaggia italiana, tenendo presente che la cosa migliore dal punto di vista legale e anche ambientale è preservare l’ecosistema.

Se proprio si vuole fare questa attività, come passatempo o per intrattenere i bambini ad esempio, è poi opportuno rimettere ogni cosa al proprio posto. Ecco cosa rischia chi non lo fa.

All’articolo 1162 del Codice della navigazione si trova il divieto di estrarre sabbia, ghiaia, alghe, o qualsiasi altro materiale appartenente al demanio marittimo, che è dello Stato. Per demanio marittimo, come previsto dalla legge, bisogna intendere:

  • lidi;
  • spiagge;
  • porti;
  • rade;
  • lagune;
  • foci di fiumi che sboccano nel mare;
  • bacini d’acqua salmastra.

Il divieto si estende anche alle zone portuali della navigazione interna, ovvero che riguarda fiumi, canali, laghi e in genere ogni acqua differente da quella marittima.

In altre parole, la raccolta di sassi, sabbia e quant’altro (legname compreso) è vietata anche per fiumi e laghi.

Sempre il Codice della navigazione chiarisce cosa si rischia con questo divieto, prevedendo una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.549 a 9.296 euro.

Bisogna anche ricordare che non mancano episodi di cronaca in cui questi comportamenti hanno integrato un’accusa di furto, anche se il reato è relativo alla sottrazione di quantità ingenti di beni.

La raccolta è permessa soltanto con l’apposita autorizzazione, che può essere richiesta all’ente di competenza per diversi motivi, a seconda dei regolamenti interni.

Di norma l’autorizzazione è concessa per scavi, costruzioni o motivi di ricerca, ma ci sono anche delle eccezioni.

Ad esempio, il Comune di San Vito al Tagliamento (in provincia di Pordenone) rilascia, su richiesta, anche un’autorizzazione ai residenti al prelievo di sabbia dall’omonimo fiume per usi domestici nel limite di 30 metri cubi per famiglia.

Bisogna quindi informarsi adeguatamente presso l’ente competente prima di compiere passi falsi ed eventualmente ottenere il permesso.

Verificare la normativa locale è indispensabile per capire quali azioni possono essere autorizzate e come ottenere il benestare alla raccolta, ma anche perché ogni Regione, Provincia e Comune d’Italia può inasprire il divieto contenuto nel Codice della navigazione attraverso le ordinanze balneari e i regolamenti, al fine di tutelare il paesaggio.

Le multe più care si trovano in Sardegna, dove vanno da 500 a 3.000 euro, ma le ordinanze sono emanate su base annuale in tutto il territorio, contenenti anche divieti più restrittivi (ad esempio riguardanti gli utilizzi impropri dell’acqua di mare e la preservazione delle spiagge).

Quando si viaggia, è importante fare ancora più attenzione, poiché le sanzioni possono essere molto elevate e i divieti più restrittivi.

Considerando i rischi per l’ecosistema naturale legati alla raccolta di reperti dalle spiagge, è fondamentale informarsi sulla normativa locale. Inoltre, i controlli aeroportuali sono molto rigorosi, quindi è meglio essere preparati.

Per fare un esempio, basti sapere che in alcune zone delle Maldive è vietato persino spostare le conchiglie per non turbare l’habitat.

Per quanto riguarda conchiglie, alghe e coralli, poi, c’è anche la convenzione Cites (Convention on international trade in endangered species) di cui tenere conto che annovera ben 35.000 specie per cui anche solo la detenzione deve essere autorizzata.

È infine bene sapere che le sanzioni si applicano anche quando i reperti in questione sono stati acquistati sul posto, proprio perché l’esportazione è più facilmente controllabile della vendita non autorizzata.

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