Cambiare nome all’anagrafe, ecco la procedura da seguire

I decreti che autorizzano il cambiamento del nome o del cognome devono essere annotati sull’atto di nascita

Cambiare nome e cognome in Italia è possibile e anche piuttosto facile a livello di procedura, ma non tutti possono farlo.

Alla base di una decisione così importante ci devono essere dei validi motivi, in poche parole la modifica della propria identità può avvenire solo in casi eccezionali.

Vediamo insieme chi può cambiare nome e cognome in Italia e come si fa, ma anche quanti soldi si spendono e quali difficoltà si possono incontrare.

Cambio di nome e cognome: perché?

Decidere di cambiare il proprio nome e cognome all’anagrafe non è mai una cosa semplice, ma alcune persone scelgono di farlo perché si vergognano o fanno fatica ad essere rappresentati in tal modo.

Pensiamo ad esempio ai transessuali, ai figli di una coppia in cui il marito ha ucciso la moglie, ossia la loro madre. Chi decide di cambiare identità lo fa perché si sente ridicolo o si vergogna di portare un determinato nome o cognome, magari perché identico a parole dispregiative e poco dignitose o perché rivelano l’origine naturale del soggetto.

È possibile cambiare nome e cognome in Italia?
È possibile cambiare nome e cognome in Italia? https://www.cartaidentita.interno.gov.it/ – Informagiovanirieti.it

 

Ci sono poi persone che decidono di cambiare cognome perché questo viene associato a quello di un parente che ha commesso crimini efferati; insomma, dietro a un percorso di questo tipo ci deve essere necessariamente un disagio, perché cambiare parte della propria identità non è uno scherzo e non può essere fatto per futili motivi.

Secondo la legge si tratta di un interesse legittimo e non di un diritto, vale a dire che a decidere è la Pubblica amministrazione, in questo caso il Prefetto.

Una volta comprese le motivazioni che spingono le persone a cambiare nome e cognome, cerchiamo di capire bene chi in Italia può chiedere la rettifica anagrafica:

  • cittadini italiani. Per gli stranieri c’è una procedura diversa da seguire ovvero quella stabilita dal proprio paese. Si deve poi chiedere al consolato un’attestazione per dimostrare che la vecchia e la nuova identità corrispondano alla stessa persona. Infine bisogna presentare l’istanza al comune di residenza e non al Prefetto.
  • maggiorenni. Per i minorenni l’istanza deve essere presentata sempre al Prefetto ma da entrambe i genitori.

In ogni caso, non è possibile chiedere l’attribuzione di un cognome di importanza storica o che possa indurre le persone in errore magari facendo credere loro l’appartenenza a famiglie illustri o note nel territorio di riferimento. In media l’iter per il cambio di nome o cognome dura circa 2 mesi di tempo.

Si stima che ogni anno in Italia siano almeno 3.000 le persone che chiedono il cambio di nome e cognome (2.765 i dati ufficiali del ministero dell’interno riferiti al 2011): di queste solo il 10% riesce ad ottenerlo.

In realtà la procedura è piuttosto semplice ma deve passare lo scoglio del Prefetto: è lui, infatti, a decidere se accogliere o rigettare le richieste.

Se l’istanza viene rigettata non resta altro che rivolgersi ad un avvocato per un ricorso, ma lì le cose si complicano anche sotto il profilo dei costi. È bene dunque presentare un’istanza al Prefetto ben strutturata, in modo che evidenzi le motivazioni della richiesta, per non dover poi ricorrere al TAR (Tribunale amministrativo regionale). I principi cardine sui quali poggia la rettifica anagrafica sono tre:

  • meritevolezza, la richiesta non deve essere futile;
  • conformità, l’ordine pubblico deve essere garantito;
  • certezza, l’identificazione deve essere garantita.

In passato più della metà delle richieste di rettifica anagrafica riguardavano l’aggiunta del cognome materno. Ora dopo la sentenza della Corte di Cassazione dell’aprile 2022 è possibile attribuire al nuovo nato sia il cognome del padre che quello della madre o tutti e due, a patto che ci sia accordo tra i genitori.

Veniamo ora alla procedura da seguire per il cambio di nome e cognome, considerando che lo stesso iter vale per chi decide di aggiungere un nome o un cognome a quelli che già si hanno.

Per apportare modifiche al proprio nome e cognome si deve presentare un’istanza al Prefetto della provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello stato civile dove si trova l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce.

Nell’istanza si devono indicare le ragioni che spingono la persona al cambio di nome o cognome e la modificazione che si vuole apportare. La domanda può essere presentata a mano in Prefettura, può essere inviata per raccomandata A/R o tramite PEC (Posta elettronica certificata).

Spetta ora al Prefetto decidere se l’istanza può essere presa in considerazione:

  • se viene rigettata non si può presentare una seconda richiesta. Previsto solo il ricorso al TAR entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento conclusivo;
  • se viene accolta il Prefetto autorizza con suo decreto il richiedente a fare affiggere all’albo pretorio del comune di nascita e di attuale residenza un avviso contenente il sunto della domanda. L’affissione deve rimanere per 30 giorni consecutivi. Il decreto di autorizzazione della pubblicazione può stabilire anche la notifica da parte del richiedente del sunto della domanda a determinate persone (ad esempio al padre, se si chiede il cambio del cognome paterno).

La possibile opposizione e quanto costa

Se l’istanza di rettifica anagrafica viene accolta dal Prefetto non vuol dire che è tutto fatto, perché qualcuno potrebbe opporsi al cambiamento anagrafico.

Chiunque pensa di poter avere interessi nella questione (solitamente si tratta di parenti) può fare opposizione alla domanda entro 30 giorni dalla data dell’ultima affissione o notificazione.

Chi non è d'accordo sul cambio del nome o del cognome può appellarsi entro 30 giorni
Chi non è d’accordo sul cambio del nome o del cognome può appellarsi entro 30 giorni – Pexels @KATRIN BOLOVTSOVA – Informagiovanirieti.it

 

L’opposizione si propone con atto notificato al Prefetto. In tal caso il Prefetto dovrà rivalutare la pratica e decidere nuovamente se rigettare o accogliere l’istanza di cambio nome o cognome.

Trascorsi 30 giorni dall’affissione e dalla notificazione senza opposizioni si passa alla seconda fase del procedimento. Il richiedente deve presentare alla Prefettura la relazione che attesta di aver eseguito l’affissione per 30 giorni e di aver eseguito le notificazioni se prescritto, presentando anche gli avvisi di ricevimento delle raccomandate spedite.

Dopo aver controllato questi ultimi documenti, il Prefetto emana il decreto di concessione al cambiamento del cognome o nome.

La revisione anagrafica dovrà essere annotata, su richiesta dell’interessato, nell’atto di nascita del richiedente, nell’atto di matrimonio del medesimo e negli atti di nascita di coloro che ne hanno derivato il cognome.

Se i figli sono minorenni prendono il cognome rettificato in automatico dal genitore mentre se sono maggiorenni hanno la possibilità di scegliere nell’arco di tempo di un anno se vogliono mantenere il cognome precedente.

Se tutto va in porto e si decide di fare tutto da soli, la procedura di rettifica anagrafica arriverà a costare anche meno di 70 euro.

Ci vorranno 48 euro per tre marche da bollo da 16 euro: una da applicare sull’istanza al Prefetto, l’altra sul decreto del Prefetto che autorizza le affissioni, l’altra ancora sul decreto definitivo di accoglimento. Poi 20 euro per le spese di spedizione dell’istanza e di altre richieste.

Cifre ben diverse si spenderanno invece se si decide di rivolgersi ad un avvocato, cosa spesso consigliata visto che circa il 90% delle istanze viene bocciata.

Le spese totali per la rettifica anagrafica variano da avvocato a avvocato, ma basti sapere che solo per il ricorso contro il rigetto dell’istanza al Prefetto in media si spendono più di 2.000 euro.

Una volta ottenuta la rettifica si dovranno sborsare altri soldi per il cambio di tutti i documenti in possesso:

  • Carta di identità (da richiedere al Comune di residenza)
  • Patente (da richiedere alla Motorizzazione)
  • Passaporto (da richiedere in Questura)
  • Codice fiscale (da richiedere all’Agenzia delle Entrate)

Non è finita qui, perché ci saranno poi da aggiornare anche i dati delle utenze (luce, gas, acqua, telefono), quelli bancari (conto corrente, bancomat, carta di credito, PostePay), lo Spid.

Le persone che riescono a cambiare nome e cognome avranno dunque un bel da fare, specie se decidono di rettificare anche altri documenti esenti da questo obbligo (ma che è sempre meglio fare), come i titoli di studio (laurea, diploma, ecc.), il contratto di lavoro, etc… nella consapevolezza che sia la Pubblica amministrazione sia i privati sono obbligati a rettificarli.

Infine, se si decide di cambiare nome o cognome non si rischia di perdere l’eredità, poiché i diritti ereditari non subiscono alcuna conseguenza.

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